Visualizzazione post con etichetta friulano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta friulano. Mostra tutti i post

lunedì 10 ottobre 2011

Blecs al Caffè con Zucca e Funghi Shitake


All'ultimissimo giorno, pubblico questa ricetta per il concorso "Blecs are on the Table" che sta facendo Rossella del blog "Ma Che Ti Sei Mangiato"; Rossella è udinese di nascita, ma romana di adozione. Questa non è la prima volta che organizza un'iniziativa per promuovere la cultura gastronomica friulana. Il suo impegno in questa missione è davvero ammirabile! Nel passato aveva fatto dei concorsi simili sui cjarsons e gubana, ma purtroppo non ero riuscita a consegnare nulla. Ora provo a partecipare con questo.
Cosa sono i blecs? Lo lascio raccontare a Rossella: qui. Dalla ricetta originale mi sono permessa di aggiungere un po' di polvere di caffè che a mio parere ricorda il profumo "terroso" dei funghi shitake. Se abitate in una grande città, forse potete essere fortunati a trovarli freschi, altrimenti quelli essiccati sono reperibili nei negozi alimentari asiatici o nei negozi di prodotti bio come NaturaSì. In alternativa usate pure i funghi porcini, anche se le loro consistenze sono completamente diverse.

per 2-3 persone

per i blecs:
50 gr di farina 00
50 gr di farina di grano saraceno
50 gr di burro freddo + una noce per la cottura
5 gr di caffé arabica macinato (possibilmente del Brasile :))
1 uovo

Mescolate le due farine e il caffé in un ampio recipiente, incorporate il burro lavorandolo con la punta delle dita fino a quando avrete una consistenza sabbiosa.
Unite l’uovo e amalgamate fino ad ottenere un impasto liscio e compatto.
Se fate i blecs in una giornata umida, vi potrebbe capitare di avere un impasto ancora leggermente appiccicoso, in questo caso, aggiungere ancora una presa di farina.
Per fare più veloce, potete inserire tutti gli ingredienti in un robot e lasciate fare il tutto a lui! ;) Quindi, formate una palla, copritela con uno strato di pellicola e lasciate a riposare per circa mezz'ora.
Trascorso il tempo di riposo, tagliate l'impasto in pezzi più piccoli e stendetelo finemente (2 mm circa) con un mattarello e tagliatelo a triangoli irregolari.
Ora dovete preparare i condimenti: la morchia e le verdure. Quando questi due elementi sono pronti, potete procedere con la bollitura dei blecs.

zucca e shitake saltati:
3-4 pezzi di funghi shitake essiccati
100 gr di zucca butternut
una noce di burro
3-4 foglie di salvia
un pizzico (una spolverata) di farina 00
pepe bianco
sale


Mettete i funghi shitake in ammollo in acqua bollente per farli rinvenire. Ci vogliono circa 15-20 minuti. Quando saranno di nuovo belli gonfi, scartate i gambi e tagliate le cappelle a dadini di 1 cm circa.
Sbucciate la zucca e tagliatela a dadini della stessa misura dei funghi.
Fate sciogliere e scaldate una noce di burro in una padella a fuoco basso e unite la salvia. Quanto sentite il suo profumo aggiungete la zucca e aumentate la fiamma.
Salate, pepate e soffriggete la zucca fino a quando sarà al dente. Quindi, unite i funghi shitake. Regolate di nuovo di sale e pepe, aggiungete una spolverata (1/2 cucchiaino circa) di farina e cuocete per circa 1 minuto.
Infine, unite 1 mestolo dell'acqua di cottura della pasta che starete scaldando e cuocete ancora per ottenere una salsa leggera.

la morchia:
un cucchiaio di burro
un cucchiaino di farina di polenta
2 foglie di salvia

Scaldate il burro con la salvia a fuoco basso fino ad ottenere un colore nocciolato. Aggiungete la farina di mais e mescolate.
Quando la farina sarà leggermente dorata togliete la padella dalla fiamma. Non aspettate che la farina sia del tutto dorata prima di spegnere il fuoco. Il burro caldo continua la cottura anche a fiamma spenta quindi rischiereste di avere la farina di mais bruciata.

Quando tutti i condimenti saranno pronti, cuocete i blecs nell'acqua salata con un'aggiunta di una noce di burro per circa 1 minuto e fateli saltare velocemente nella salsa di verdure.
Adagiateli sul piatto, sistemate i dadini di verdure e condite con la morchia. Se l'idea vi garba, potete decorare il piatto con delle foglioline fresche di salvia.

giovedì 4 agosto 2011

Matiz Da Otto, Timau


Rieccomi! Scusate (di nuovo!) l'assenza! :) Sapete com'è, immagino capiti anche a voi, tra lavoro e i vari impegni da gestire, alla fine passano giorni senza rendercene conto. Ora dovrebbero arrivare giornate più tranquille e spero di riuscire a scrivere di più.


Comunque, forse lo avete notato già dal banner arancione qui a sinistra: ho iniziato a collaborare con Cibando, una guida per mangiare bene ovunque vi troviate in Italia. La potete scaricare gratuitamente sotto forma di applicazione per iPhone, per consultarla anche on the road. Per i dettagli, vi mando a Davide Nonino, un noto blogger Udinese che collabora anche lui con Cibando. Qui vi spiega per filo e per segno come funziona l'app. Per chi non possiede questo marchingegno della Apple (non posso più vivere senza :)), potete sempre leggere le recensioni e gustare le belle foto sul blog o sulla pagina facebook di Cibando.



Una delle ultime missioni culinarie che mi sono state assegnate è stata al Albergo-Ristorante Matiz Da Otto a Timau. Se abitate qui in Friuli allora non avete scuse per non andarci! Per chi non abita in zona, beh, non è ora di fare una vacanza in Friuli Venezia Giulia??? ;)) Troverete tutto quello che vi serve: mare, montagna, colline, laghi, buon cibo, vini divini e anche un ottimo olio extra vergine di oliva! Su su, prenotate un soggiorno!



Tornando a Matiz da Otto, qui sotto trovate le foto che ho scattato con quel giocattolo di cui vi ho parlato all'inizio.


Per la mia recensione e le belle foto del fotografo ufficiale, cliccate qui e qui. Noi ci siamo trovati benissimo e non vediamo l'ora di avere l'occasione di tornarci. I titolari sono due persone splendide e dopo i Cjarsons della signora Antonietta e le grappe di signor Diego, la mia vita non sarà mai più la stessa! ;))


domenica 5 aprile 2009

Risotto agli Urticions

So che non è proprio semplice trovare gli urticions. Io li ho trovati per caso al mercato e mi sono costati un patrimonio! Quindi, almeno che non vogliate andare a fare passeggiate nei boschi a raccoglierli da soli, potete tranquillamente sostituirli con gli asparagi selvatici. Non che costino tanto meno, ma magari sono più reperibili.
A parte gli urticions, potete usare questa ricetta come base per fare diversi tipi di risotto. Basta cambiare l'accompagnamento: verdure, frutti di mare, salsiccia ecc. Uso quasi sempre il brodo vegetale (carote, sedano e cipolla) e, quando faccio il risotto con i prodotti di mare, aggiungo la carcassa nel brodo per fare il fumetto semplice. In questo modo il vostro risotto risulta più saporito. Eviterei di usare il dado vegetale dato che, per la maggior parte, contiene il monosodio glutammato. Se proprio insiste nell'usarlo o, la sfortuna vuole, non avete né sedano né carota e avete soltanto 1/2 cipolla rimasta per il soffritto, scegliete quello biologico o Dialbrodo. Per il soffritto l'ideale sarebbe lo scalogno, più dolce e delicato. Uso la cipolla per non avere mezza cipolla aperta dato che uso l'altra metà per il brodo.

per 2-3 persone

Brodo:
circa 1,5 l di acqua
mezza cipolla
mezzo gambo di sedano (circa 15 cm)
una carota
1/2 cucchiaio di sale grosso

Risotto:
100 gr di urticions (cime di luppolo/ bruscandoli)
200 gr di riso vialone nano o carnaroli
2 cucchiai di olio extra vergine di oliva
uno scalogno o mezza cipolla
un cucchiaio di burro
(metà per il soffritto, metà per mantecare)
20-30 gr di parmigiano o grana, grattugiato
sale fino q.b.
pepe bianco q.b.

Mettete a bollire in un pentolino 1 litro e mezzo di acqua con il sale grosso, il sedano, la carota e la mezza cipolla. Potrebbe servirvi un pò meno di brodo ma sempre meglio averne di più per sicurezza. Tagliate i gambi di urticions in bastoncini di circa 1 cm, risparmiando 6-7 cm delle punte. Mettete a scaldare a fuoco basso l'olio e mezzo cucchiaio di burro, in una casseruola a fondo spesso. Tritate finemente l'altra metà rimasta della cipolla e soffriggetela. Quando quest'ultima comincia a "sudare", aggiungete i bastoncini di urticions. Salate, pepate e mescolate finché si ammorbidiscono leggermente. Aggiungete il riso e mescolate con un mestolo di legno per evitare che il riso si attacchi sul fondo della casseruola. Lasciatelo soffriggere per circa 1 minuto fino a quando il riso comincia ad essere lucido. A questo punto, aumentate la fiamma a fuoco medio e cominciate a versare il brodo, un mestolo alla volta, aggiungendolo ogni volta che il liquido è quasi assorbito del tutto dal riso. Procedete mescolando il risotto spesso. Dopo circa 10 minuti unite le punte di urticions e continuate la cottura per altri 6-8 minuti (dipende dal tipo di riso). Spegnete il fuoco quando il riso è al 90% cotto: è quasi del tutto cotto ma sentite ancora l'anima croccante del riso sotto i denti. Mantecate il risotto con il mezzo cucchiaio di burro rimasto e il parmigiano grattugiato, agitandolo con il mestolo energicamente. Coprite la casseruola e lasciatelo riposare per circa 1 minuto e servite. Se vi sembra che il risultato finale sia troppo denso, potete aggiungere un poco di brodo, magari un cucchiaio alla volta per evitare di esagerare.

Mi era avanzata circa una ciotola da colazione di riso e l'ho riciclata per fare gli arancini di riso. Ho aggiunto al risotto avanzato un pizzico di sale e pepe, 1 cucchiaio di pangrattato e 1/3 di un uovo sbattuto. Ho tagliato a dadini circa 10 gr di caciotta ai fiori di sambuco e, con le mani inumidite, ho formato delle polpettine di riso con il cuore di formaggio. Ho arrotolato gli arancini prima nella farina, poi nell'uovo sbattuto rimasto e infine nel pangrattato. Ho ripetuto l'operazione 2 volte e li ho fritti nell'olio di arachidi ben caldo.


Risotto with Hops Shoots
I know it probably sounds weird to you since you would normally make beer out of hops (humulus lupulus). But here, in Friuli region where I live, it's a delicacy that you can find at the market in spring. If you want, you can actually pick them yourselves when you go hiking in woods, it’s not something I'd suggest if you're not an expert of wild herbs, though! What we actually eat are the young spears that look a bit like wild asparagus and they taste kind of alike too. Delicately musky and reminds you of the earth. If you can't find them, substitute with wild asparagus.
Apart from the hops shoots, you can use this recipe as a basic risotto recipe. Just change the hops with other vegetables you like, seafood, Italian sausages, etc. To make most risotto, I would usually use a classic vegetable stock (using carrots, onions, and celery stalks). While for seafood risotto I would use fish stock, by adding the bones and heads of fish or shrimps’ shell to the vegetable stock. Stock is so easy to make that I wouldn't suggest using stock cubes since most of them contains monosodium glutamate. If you insist on using them, try to at least use the organic ones. Having already cut half of an onion for the stock, I would then normally use the other half for the "soffritto" (vegetable you sweat to give flavours) for my risotto, although shallot is better since it's milder and sweeter.

serves 2-3

Vegetable stock:

about 1,5 l of water
1/2 of an onion

1/2 of a celery stalk (about 15 cm)
1 carrot

1/2 tbsp of
integral sea salt

Risotto:

100 g of hops shoots
200 g of Italian risotto rice (vialone nano or carnaroli)
1 shallot or 1/2 of an onion, chopped finely
2 tbsp of extra virgin olive oil
1 tbsp of butter (1/2 tbsp for frying, 1/2 tbsp for mantecatura)
20-30 g of Parmesan or grana cheese, grated
salt

white peppercorns
, freshly ground


Bring the water to boil in a large saucepan the salt, celery stalk, carrot, and half of an onion. You may need a bit less than 1,5 l of stock, but it's better to always prepare more, just to make sure you will not run out of it while your risotto is still raw.
Cut the hops shoots into 1 cm-long stick saving about 6-7 cm long of the spears. On a low heat, fry the other half of chopped onion the olive oil and half tbsp of butter. Once the onion starts to sweat, add the hops sticks. Add some salt and pepper and stir until they soften. Put the rice in and continue to fry and stir so it doesn't stick to the bottom of the pan. After about a minute, they rice will become slightly translucent. At this point, turn the heat to medium and start pouring the stock, one ladle at time. Add more liquid only when the previous ladle of stock is almost all absorbed by the rice. Proceed by stirring the risotto often. After 10 minutes, add the young hops spears and continue to cook it for another 6-8 minutes (depending on the type of rice), Turn the heat off once the rice is 90% cooked: it's almost cooked through but you can still feel the bite of its "heart".
Now comes
"mantecatura": the final “butter-glazing” phase, it’s crucial to have a good final result with the right consistency: not thick and stodgy, but smooth and creamy. Add the other half tbsp of butter and the grated Parmesan cheese into the risotto, then beat and stir vigorously with a wooden spoon. With the lid on, let it rest for about 1 minute in then pan and serve. If you think it's too thick, correct by adding a bit of stock, one tablespoon at a time, to avoid adding too much and ending up with overcooked porridge-like risotto.

If you happen to have leftover risotto, don't throw it away. Recycle it into arancini di riso, which literally means "small oranges of rice", they're basically fried rice balls in breadcrumbs crust. To a small bowl of leftover risotto: add a tbsp of breadcrumbs, a pinch of salt, pepper, and 1/3 of a beaten egg. Cut into small cubes about 10 g of cacciotta cheese and, with moisten hands, make some rice balls with a piece of cheese inside. Roll them into some flour, then into the remaining beaten egg and, at last, into the breadcrumbs. Repeat twice. Fry in peanut oil and serve hot. The idea is to eat them while the cheese centre is still melting. This should make about 6-7 small balls.

mercoledì 1 aprile 2009

Urticions: Cime di Luppolo

Abito in Friuli. Nonostante il calendario dicesse il contrario, all’arrivo della primavera non ci credevo. Però, da qualche giorno, forse sta timidamente arrivando per davvero. Ad ogni modo, dovevo prima veder spuntare le magnolie, i narcisi e i crochi per esserne davvero convinta. Eppure avevo ancora bisogno di una conferma importante, dovevo andare al mercato per cercare le verdure e le erbe selvatiche di campo che simboleggiano la primavera, almeno per me: gli agretti, gli asparagi selvatici e le erbette di campo che in friulano si chiamano sclopit (silene vulgaris, per i comuni mortali :o)). Le ho trovate! Ovviamente, colta da raptus, le ho prese tutte (e di più) e ora devo pensare come cucinarle.

A dire la verità, non avevo trovato ancora gli asparagini. Forse, arrivando sempre tardi al mercato, la gente li aveva già spazzolati. Ad un certo punto, a vederli in lontananza, pensavo di avere ancora la possibilità di prenderne due mazzetti. Invece, da vicino, non erano gli asparagi selvatici ma quelle cimette che vedete nella foto. Secondo il fruttivendolo, si chiamano urticions in friulano. Sono, di fatto, i germogli del luppolo (humulus lupulus). Le parti più tenere e le punte si usano per fare il risotto come se fossero, appunto, gli asparagi, mentre il rametto si usa solitamente per fare la frittata. Navigando in internet, ho scoperto che in zona Ferrara si chiamano i bruscandoli e c'è perfino una sagra mondiale ad hoc nel comune di Brera.
Il sapore ricorda lontanamente gli asparagi, molto delicato con il retrogusto di terra e muschio come tante erbe primaverili. Consiglio di curarli come gli asparagi; usate soltanto 3/4 di essi e scartate la parte finale (legnosa) dato che rimane molto filamentosa anche dopo la cottura. Inoltre, essendo più tenere, le punte si cuociono molto prima del ramo, aggiungetele quando questo ultimo è già al 50% cotto. Prossimo post: una ricetta con gli urticions!