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lunedì 3 febbraio 2014

Meatless Monday: Fideuá de Verduras



Ho riflettuto un pochino questo weekend. Conoscendomi, devo avere delle scadenze per mettermi a cucinare, fotografare e scrivere ricette per questo blog. Altrimenti tendo a tralasciarlo per altre cose che considero più urgenti: quelle che mi aiutano a pagare la rata dell'iPad per esempio! :p
Quindi, mi sono data una scadenza, ogni due lunedì posterò qui una ricetta senza carne, per sostenere l'iniziativa Meatless Monday o Meat Free Monday - Lunedì Senza Carne - che sta prendendo sempre più piedi nella blogosfera, soprattutto in quella Statunitense e Britannica. Farlo ogni lunedì mi sembra un po' troppo impegnativo! Andiamo per gradi direi, no? ;) Allora, a iniziare da quest'anno (di cavallo), cercherò di mantenere la promessa che, mal che vada, avrete due ricette vegetariane al mese. Potrebbe andare?

Bene, allora iniziamo con questa ricetta di fideuá de verduras che è già stata pubblicata nell'edizione invernale di Bontât. Cliccate pure il link accanto per sfogliare e scaricare gratuitamente le prime due edizioni di questa rivista ideata da Giulia e realizzata assieme ad altre amiche blogger: Alessandra, Chiara, Micaela e Valentina, delle quali ho parlato più volte in occasione degli eventi Friuli DOC e Ein Prosit.

Fideuá è un piatto tipico della zona costiera Valenciana, più precisamente della città di Gandía, dove tutt'ora gli è dedicato un concorso annuale. Prende il nome dalla parola fideu che vuol dire pasta o vermicelli in Valenciano. I vermicelli sono cotti in una padella piatta e larga con un bordo basso che si chiama paellera, la stessa che si usa, appunto, per fare la più famosa paella. Anche il procedimento della preparazione è il medesimo.
Su dice che la fideuá fu creata negli anni 30 dalla disperazione di un cuoco di bordo, Gabriel Rodríguez Pastor, e del suo aiutante, Juan Bautista Pascual. Al loro patron piaceva molto arroz a banda (riso cotto con il brodo di pescato, simile alla paella) che solitamente gli preparavano, al punto che non rimaneva mai nulla per i lavoratori. Un giorno, per dispetto, cambiò il riso con i vermicelli sperando, così, che il piatto sarebbe piaciuto di meno. Ma il trucco non funzionò e la fama della fideuá, successivamente, si diffuse quasi come quella della sorella maggiore, la paella.
Nella fideuá solitamente si mettono i crostacei e i pesci a polpa bianca, qui avrete la versione vegetariana. Visto il breve tempo di cottura, sicuramente è un piatto salvavita, potrete sfamare tanti ospiti senza dover stare tutto il giorno in cucina!

Per 3 porzioni

180 gr capellini spezzati
1 peperone rosso
100 gr fagiolini
1 pomodoro ramato
1/4 cipolla
1 spicchio d'aglio
1 cucchiaino colmo di paprica affumicata (Pimenton de la Vera)*
0,03 gr zafferano in pistillo
Olio extra vergine di oliva
Sale

Brodo vegetale:
1 carota
1 gambo di sedano
1 cipolla
1,5 l acqua circa
Sale grosso

Preparate il brodo vegetale mettendo tutti gli ingredienti in una pentola a fiamma media, con l'accortezza di mettere il sale solo quando l'acqua avrà preso il bollore. Abbassate la fiamma e tenetelo sempre caldo con una fiamma bassa per non farlo evaporare troppo. Può darsi che non vi occorra tutto il brodo, è sempre meglio averne di più.
Mettete lo zafferano in ammollo con mezzo mestolo di brodo. Tritate l'aglio e la cipolla finemente. Private il pomodoro dalla buccia e dai semi, quindi tagliatelo a minuscoli dadini.
Dividete il peperone a metà, levate il torsolo, i semi e i filamenti bianchi. Tagliate a dadini di 1 cm circa. Per dare un tocco Natalizio potete anche tagliarlo con un taglia biscotti a forma di stellina. Se non digerite bene il peperone, volendo, potete precedentemente sbucciarlo con l'aiuto di un pelapatate. Successivamente, tagliate i fagiolini a bastoncini di 1 cm circa.
Prendete una padella piatta di ferro o di inox con un diametro di 30 cm circa. Scaldate un po' di olio, sufficiente per velare il fondo della padella e fate appassire dolcemente la cipolla e l'aglio.
Unite i fagiolini assieme a un pizzico di sale e rosolate per un paio di minuti prima di aggiungere il pomodoro, il peperone e la paprica affumicata. Salate leggermente di nuovo e rosolate per altro paio di minuti. Aggiungete mezzo mestolo di brodo se vedete che le verdure stanno iniziando ad attaccarsi e le cipolle stanno dorando un po' troppo.
Distribuite i capellini spezzati omogeneamente su tutta la superficie della padella. Versate lo zafferano ammollato e aggiungete abbondante brodo fino a coprire i capellini di un centimetro di altezza.
Scuotete la padella, senza alzarla dalla fiamma, facendo un movimento circolare per distribuire meglio le verdure e i capellini. Lasciate a cuocere a fiamma media fino a quando il brodo sarà assorbito del tutto dalla pasta. Ci vorranno circa 5 minuti, ma dipende molto dalla grossezza della vostra pasta.
Assaggiate e valutate se vi piace la consistenza. Aggiungete ancora un filo di brodo se pensate sia ancora troppo al dente e proseguite fino a quando il liquido si sarà assorbito di nuovo.
Spegnete la fiamma, coprite la padella con un coperchio o un canovaccio pulito e inumidito e lasciate la fideuá a riposare per circa 10 minuti prima di servirla.


Note:
Come già accennato, potete usare la stessa ricetta per preparare la paella. Avrete però il bisogno di più brodo e più tempo per la cottura. Il riso usato per la paella è a chicco tondo, di una varietà che si chiama Bomba. Il riso originario nostrano è un buon sostituto.
La buona riuscita della fideuá e della paella si giudica dalla crosta, detta socarrat, che si crea sul fondo della padella. Dev'esserci per dare un sapore leggermente tostato ma non troppo; altrimenti saprà di bruciato.

*Pimentón de La Vera è una paprica affumicata D.O.P. della zona La Vera in Extremadura; fondamentale nella cucina spagnola per preparare tante pietanze della tradizione, incluse la paella e la fideuá. Si vende solitamente in latta o in un sacchetto di tessuto ed è disponibile in tre gradi di intensità; dulce (dolce), agrodulce (media) e picante (piccante). In Italia non è ancora molto diffusa ma si può trovare con facilità on-line.

venerdì 6 settembre 2013

Tortilla de Patatas (di Godia)


I buongustai della regione sicuramente hanno già sentito parlare di Godia. Anzi, sono certa che questa piccola frazione di Udine è conosciuta anche dai foodies dell'intera nazione se non di tutta Europa. Perché? Perché l'unico ristorante del Friuli Venezia Giulia con due stelle Michelin sta proprio lì, nella piccola piazzetta del paese, proprio di fronte al campanile del Duomo. Immagino abbiate sentito parlare della famiglia Scarello del rinomato ristorante Agli Amici. Su di loro, prima o poi, ritornerò a parlare, di belle cose, ovviamente! :) 

Ora arriviamo alla seconda ragione della fama di Godia; le patate, a cui il paese dedica una sagra, ormai giunta alla sua 37° edizione, in corso proprio in questi giorni. Per chi non è riuscito ad andarci il weekend scorso, consiglio vivamente di farlo nel fine settimana, da oggi pomeriggio (venerdì 6) fino a domenica 8 settembre. Gli gnocchi che ho assaggiato erano buonissimi e meritano i 20 minuti di coda. Non vi preoccupate, vi passeranno velocemente perché sarete occupati a osservare le mani abili delle signore che preparano e impastano gli gnocchi, proprio davanti ai vostri occhi. Se poi ne vorrete un bis, dal 2007 Godia è anche presente alla kermesse Friuli DOC, quest'anno lo stand sarà in Piazza Garibaldi. 

Ciò che rende speciali le patate di Godia sono il microclima e le caratteristiche dei terreni in cui vengono coltivati, un pH leggermente acido e un buon contenuto di ferro, ideali per la coltivazione di questi tuberi. Se volete saperne di più, vi rimando al sito dell'ERSA FVG. A proposito, non è facile trovare queste preziose patate nei supermercati, molte delle aziende agricole locali le vendono in proprio. Questi sono giorni di raccolto e io sono andata a prenderle qui. 

Le patate di Godia hanno una forma tondeggiante ovale con una buccia liscia di colore bianco giallastro. La varietà coltivata nella zona dagli anni 60 è la Kennebec, d'origine americana, con una polpa bianca e farinosa. Proprio per questo motivo è particolarmente indicata per fare gli gnocchi, le minestre e la purea. Anche se, vista la sua resistenza alla cottura, è abbastanza versatile e si presterebbe a ogni tipo di preparazione.  

Considerando che Giulia ha appena fatto gnocs cun lis sespis, evito di darvi una ricetta di gnocchi. Poi, ho paura di non poter competere con 37 anni di esperienze della Sagra di Godia! ;) Ispirandomi dall'ultima lezione di cucina spagnola che ho seguito durante le vacanze, ho fatto una tortilla de patatas; uno dei piatti più classici della cucina spagnola che si può trovare dal bancone dei bar al mercato fino ai bar de tapas più rinomati. Ho notato che lo chef aveva usato delle patate a pasta bianca. Sono andata a informarmi dall'amico Google :) e ho scoperto che tanti suggeriscono di usare proprio la Kennebec, ergo, la ricettina di oggi! Vi avviso già che non è fatta per le persone che badano alla linea! :D 

Ah, gli ingredienti elencati bastano per una tortilla di 24 cm di diametro o 3 porzioni individuali. La quantità sfamerebbe 3-4 persone, ma se chiedete a me, ne basta solo per due (particolarmente golose)! :p 

800 gr patate di Godia 
250 gr (2 pezzi) di cipolle 
6 uova grandi 
sale, q.b. 
pepe, q.b. 
abbondante olio di oliva, per friggere 

Pa amb tomàquet / Pan tumaca (pane al pomodoro) 
2-4 pezzi di pane tipo ciabbattina/ baguette/ pugliese 
2-4 pezzi di pomodoro ramato molto maturo 
olio extra vergine di oliva 
aglio (facoltativo) 

Sbucciate e tagliate le patate a fettine sottili (3-5 mm circa) e friggitele in un'abbondante olio caldo. Cercate di mantenere la fiamma medio-alta. Se l'idea vi crea orrore, allora rosolatele in una padella antiaderente con poco olio. Il risultato finale sarà meno goloso ma è una scelta vostra. (Capisco se non avete voglia di andare a correre 7 km il giorno dopo per smaltire le calorie! ;)) 
Mi raccomando, se volete cambiare l'olio di frittura, potete farlo solo con olio extra vergine di oliva (ma sarebbe un peccato e uno schiaffo alla povertà. Dopotutto, la tortilla dovrebbe essere un piatto povero!) o l'olio di arachidi. Non vorrei dover dare spiegazioni al vostro cardiologo se usate altro tipo di olio.
Dopo circa 10 minuti, quando le patate iniziano a essere più tenere, unite le cipolle tagliate a strisce sottili quanto le patate. Salate e pepate leggermente e continuate la cottura fino a quando si formeranno delle crosticine dorate, ci vorranno altri 15-20 minuti. 

Nel frattempo, potete iniziare a preparare il pane al pomodoro. L'origine penso derivi dalla necessità di utilizzare il pane raffermo. Bagnando la mollica con la polpa del pomodoro, il pane si ammorbidisce e diventa di nuovo mangiabile. Nulla vi vieta di usare il pane fresco, a patto che la mollica non sia troppo soffice, altrimenti si sfalderebbe. 
Dividete i pomodori in due. Volendo potete anche togliere i semi, ma è un passaggio in più che non faccio. Tagliate il pane a fette e strofinate un lato con l'aglio (se vi piace) e la polpa di pomodoro. Di solito ci vuole una metà per ogni fetta, ma dipende sempre dalla sua succosità. 
Infine, irrorate con abbondante olio extra vergine di oliva. 

Appena le patate e le cipolle sono dorate, scolatele dall'olio con l'aiuto di un colino. Lasciatele a intiepidire un po'. 
A parte, rompete e sbattete le uova in un'ampia ciotola. Condite con un pizzico di sale per ogni uova e del pepe. Unite le patate alle uova e lasciate a riposare per circa 5 minuti per far "abbracciare" meglio i due elementi e far sì che i sapori si amalgamino. 
Scaldate la stessa padella calda in cui avete fritto le patate. Lasciate solo un filo di olio e friggete l’impasto di uova e patate. 
Quando la parte inferiore è dorata e i bordi iniziano a rassodarsi, girate la tortilla, aiutandovi con il coperchio. Spingete i bordi verso l'interno con un mestolo piatto per darla una forma più rotondeggiante. Fate dorare anche l'altro lato, per circa 3-4 minuti. L'ideale sarebbe fino a quando la parte esterna della tortilla è già soda mentre il cuore è ancora cremoso. Le uova non dovrebbero essere cotte del tutto. Se preparate questa tortilla anche per i bimbi, continuate pure la cottura fino alla completa coagulazione delle uova. 
Servite caldo con del Pa amb Tomàquet e magari una cerveza ghiacciata. 

Per i più raffinati, Giulia, la nostra futura enologa di fiducia, suggerisce di accompagnare questo piatto con uno Chardonnay. Questo vino se carico di molteplici aromi sta bene con i piatti a base di uova. Ha un colore giallo carico. Al profumo presenta note di fiori bianchi, pietra focaia e frutti tropicali. In bocca, invece, è elegante, a volte con un retrogusto di mela matura e miele. Si serve a una temperatura di 8-10°C.

martedì 31 maggio 2011

I Miei Angoli di Siviglia


Avete prenotato il volo? Allora penso sia ora di dirvi finalmente di quei due posticini per fare colazione a base di churros a Siviglia. :)) Non sono delle vere e proprie churrerias ma mi piacciono assai. Come vi ho accennato, non erano nemmeno i churros più buoni che abbia mai mangiato, ma l'atmosfera e la posizione sono imbattibili!
Sono un'osservatrice, mi piace sedermi in un angolo del bar dove posso avere la visione della piazza o del viavai della gente. Mi diverto a "studiare" come gli abitanti del posto svolgono le loro attività giornaliere e come socializzano. La faccio tuttora a Udine, potrei stare ore a guardare le persone che passano! ;)) Saranno stati i troppi anni che ho impiegato per avere quella laurea in scienze sociali! :)) Comunque, questi due bar sono perfetti per lo scopo! :D

Bar La Muralla
Plaza del Altozano
41010 Sevilla
tel +34 954 344302

Questo bar-caffetteria si trova in un angolo del famoso Mercado de Triana nel quartiere gitano, dall'altro lato del fiume Guadalquivir che divide la città in due. Arrivando dalla zona El Arenal, attraversate il Puente de Isabel II e trovate subito questa struttura di mattone sulla vostra destra.
I churros sono fatti in casa e fritti sul momento, peccato che il cioccolato caldo non è altro che il Nesquick! :( Nonostante ciò, è un bar piacevole sia per una colazione, dolce e salata, sia per un pranzo leggero al riparo dal sole cocente e, perché no, per una semplice sosta con una clara ghiacciata e un piattino di tapas, dopo lo stancante giro tra i banchi del mercato. ;)


Bar Gran Tino
Plaza de la Alfalfa 12
41004 Sevilla
tel. +34 954 210 883

Qui trovate l'ospitalità che vi fa sentire subito a vostro agio, come se foste nel vostro bar del quartiere anche se non parlate la lingua. E' collocato nell'angolo (già, un altro! :)) di una piccola piazzetta, imboscata nel pieno centro di Siviglia. Per ora, è la mia piazza preferita di Siviglia. Accogliente e sempre colma di gente del posto che si ferma per una colazione veloce mentre legge le novità sul giornale prima di andare al lavoro. Di pomeriggio, poi, le persone si incontrano per stare all'ombra e chiacchierare con gli amici. Quando mi siedo qui, mi sento di essere, da sempre, una Sivigliana.
I churros? Penso siano quelli surgelati! ;p Ma almeno il cioccolato era denso come dovrebbe essere. Se desiderate quelli seri, non tanto distante dal posto trovate lo storico Bar El Comercio che ha la fama di avere i migliori churros della città. Purtroppo era in ferie durante la mia breve permanenza, sarà la mia scusa per tornarci! :D

Per dormire vi consiglio di prenotare l'appartamento Catedral tramite questo sito. Vi sembrerà di stare in un angolo (sì, un altro angolo!) dello showroom di Ikea, ma è letteralmente a 30 secondi dalla Giralda! Con questo studio come punto di partenza, non dovrete nemmeno prendere i mezzi pubblici per girare, poiché tutti i luoghi più importanti sono a meno di 15 minuti a piedi.
Per mangiare bene, poi, basta scendere di casa e trovate una filiale della Taberna Coloniales, molto frequentata dai residenti, dove per la prima volta nella mia vita sono stata consigliata di fermarmi con le ordinazioni. Il cameriere aveva paura che non sarei riuscita a finire tutto e aveva ragione!!! Qui, tre tapas equivalgono a un pasto per due persone! In più, il conto, già con la birra, era €9,85!!!
Per questo e per tante altre ragioni, se Siviglia fosse sul mare e se parlassi lo spagnolo, mi ci trasferirei subito!

martedì 3 maggio 2011

Churros con Chocolate

Forse ora fa già troppo caldo per degustare questi dolci molto calorici ma non importa, io sono in crisi di astinenza dalla Spagna. La adoro! Peccato che non parli la lingua, ma un giorno mi piacerebbe impararla. Sono già due estati che scappiamo là per le ferie, non vedo l'ora di poterci andare di nuovo. Nell'attesa, per portare la Spagna in Friuli, ogni tanto tengo TVE accesa e, ovviamente, faccio dei piatti spagnoli!
Una volta, prima di andarci, quando sentivo parlare di Spagna, le due cose che mi venivano in mente erano la paella e i churros. Mi ero messa in testa che se un giorno fossi andata in Spagna, avrei dovuto assolutamente provare queste due prelibatezze. Il primo viaggio spagnolo è stato a Barcellona e ho costretto mio marito a camminare per chilometri in cerca di churrerías! ;p Un posticino carino l'avevamo trovato, ma era la città sbagliata dove andarli a cercare. Questa caccia di churros si è rivelata molto più semplice a Siviglia, dove finalmente ho visto delle vere churrerías come vengono raccontate nelle guide turistiche! Lì, per vendicarmi, ogni santa mattina ho fatto colazione a base di questi dolcetti golosi! ;D Ho preso nota anche di due posti carini che non fanno i migliori churros, ma hanno l'atmosfera perfetta per assaporare Siviglia. Magari vi passo gli indirizzi nel prossimo post.

Essendo fritti vi consiglio di prepararli sul momento. L’impasto è simile a quello della pasta choux. Con la dose riportata qui sotto avrete una quantità generosa di churros. Se vi avanza un pò di impasto, potete sempre infornarlo a 220°C per fare i bignè. Mi sono trovata bene con questa ricetta che ho preso dalla rivista Delicious UK dello scorso aprile. Funziona sia per i churros sia per i bignè.

per 6-8 porzioni

250 ml acqua
75 gr burro
¼ cucchiaino sale
125 gr farina 00
3 uova grandi
olio di arachidi zucchero a velo cannella in polvere

Mettete a scaldare l’acqua con il burro e il sale. Quando prenderà il bollore e il burro sarà sciolto, unite la farina setacciata e rimestate energicamente con un cucchiaio di legno per evitare che si formino grumi.
Sempre rimestando, continuate a cucinare l’impasto per circa 2-3 minuti, fino a quando si staccherà dal lato del pentolino e formerà una palla.
Togliete dal fuoco, trasferite in un’ampia ciotola e lasciate a parte ad intiepidire. Non mettete subito le uova, perché altrimenti le cuocete e l’impasto non lieviterà durante la cottura.
Una volta raffreddato, incorporate le uova (a temperatura ambiente), una alla volta con una frusta. Dovreste ottenere un impasto liscio e denso. Trasferitelo in un sac à poche, con una bocchetta a stella grande.
Scaldate l’olio in una padella alta con il fondo pesante, fino ad arrivare a 180°C circa e friggetevi i vostri churros. Spremete l’impasto direttamente sull’olio caldo e tagliatelo con l’aiuto di un coltello o un paio di forbici, per formare dei bastoncini lunghi 10-12 cm o dei nodi, quest'ultimi sono più difficili. Ci vogliono un paio di minuti per lato per arrivare alla doratura. Scolate e adagiateli su una carta da cucina per assorbire l’olio in eccesso.
Rotolate i churros nella miscela di zucchero a velo e cannella mentre sono ancora caldi e servite con una tazza di cioccolato caldo per intingerli. Quello preparato nelle bustine che possiamo trovare facilmente al supermercato ha la consistenza perfetta! ;)

martedì 12 ottobre 2010

Cena spagnoleggiante in un lampo

Okay, penso sia ora che torni dal letargo! ;o)) Questi ultimi mesi sono stati molto impegnativi per me, ma adesso sono tornata e spero di riuscire ad avere più costanza.

Prima di rimettermi in sesto, però, dovrei iniziare con un po' di riscaldamento, no? Quindi, ricomincio con una ricetta molto semplice che si può fare anche in una cucina da campeggio! Infatti, l'avevo fatto durante la mia vacanza in Spagna, in un appartamentino in affitto, così piccolo che sembrava di essere in un angolo dello showroom di Ikea. In cucina c'erano solo due fuochi, due padelle, un tagliere, un coltello, uno spilucchino e giusto due mestoli! Eppure sono riuscita a cucinare per una settimana senza problemi: basta cercare di fare dei piatti semplici. Questo mi fa sentire in colpa, giusto un pochettino. ;o)) Visto che a casa continuo a comperare gli attrezzi di cucina che mi sembrano indispensabili, anche se non ho più posto dove metterli!

per 2 persone:

2-3 sovracosce di pollo
300 gr di patate al vapore (quelle sottovuoto del supermercato :o))
300 gr di pimientos de padron o di friggitelli
un cucchiaino di picada (trito di prezzemolo e aglio, già salato)
due cucchiaini di paprica affumicata (pimenton de la Vera*)
olio extra vergine di oliva
sale (meglio se in fiocchi)

Disossate le sovvracosce, scartate la pelle e apritele a modo di farfalla (o come un libro). In questo modo avrete lo spessore della carne più o meno uguale e renderete omogenea la cottura. Per semplificarvi la vita, chiedete pure al vostro macellaio di fare questo procedimento.
Irrorate il pollo con la picada, la paprica affumicata e l'olio. Potete fare da soli il vostro trito di aglio e prezzemolo. In questo caso, salate.
Se avete tempo, sarebbe meglio lasciarlo a marinare in frigorifero per almeno 30 minuti. Meglio ancora se riuscite a farlo la sera prima.
Finito il tempo di marinatura, appoggiate il pollo su una piastra o una padella antiaderente precedentemente riscaldata.
Lasciate cuocere e, quando la metà inferiore della carne ha cambiato colore, giratelo. Appena ambi i lati hanno preso una bella doratura, il pollo è pronto.

Nel frattempo, in un'altra padella, possibilmente antiaderente anche essa, versate circa 2-3 cucchiai di olio.
Aggiungete le patate, tagliate in due o a cubettoni. Quando le patate cominciano a dorare, versate anche i peperoncini o i friggitelli. Tradizionalmente i pimientos de padron vanno fritti, ma preferisco cucinarli così, con poco olio.
Girate (o saltate) di tanto in tanto. Non spaventarvi, schioppettano un pò. Sono pronti quando le patate sono dorate e i peperoncini sono leggermente abbrustoliti. Salate quando sono ancora caldi.

E la vostra cena spagnola è pronta in meno di 30 minuti!

*Paprica affumicata viene usata spesso nella cucina spagnola. Io la adoro e vi ho forse parlato più (e più) volte di questa spezia. :o) In Spagna si trova (quasi) sicuramente nel reparto gastronomico di Corte Ingles e anche nella delicatessen degli aeroporti. In Italia l'ho vista a Castroni in via Cola di Rienzo a Roma. In alternativa, ordinatela via Ebay, come vi ho accennato nel post precedente.

lunedì 7 settembre 2009

Il Ritorno dall'Ensaimada

Sono tornata!!! Come vedete, nessun cambiamento ancora sul blog! ;o) Quel "wi-fi su tutta la struttura", alla fine, valeva solo nella lobby dell'albergo e non funzionava per il Mac! Arrrgghh!!! Ma a 36°C con 2 valigie di 20 kg (colpa mia!), non ci siamo messi a girare e cercare un'altra struttura.

Durante il nostro soggiorno iberico, abbiamo visitato Barcellona e Maiorca. Alla fine, non mi sono proprio abbuffata di churros. Non erano proprio facili da trovare, forse non ero nei posti giusti per mangiarli! :o)

Invece, ho scoperto il dolce che vedete nella foto, la ensaimada. E' una pasta a forma di conchiglia, l'orgoglio dell'isola di Maiorca, con tanto di D.O.P. Come consistenza ricorda la sfoglia della brioche, ma è più soffice ed è sorprendentemente leggera. Se fatta bene, sembra quasi di mangiare le nuvole! Può essere vuota cosparsa di zucchero a velo o farcita di crema pasticciera, noci, frutta fresca o candita e, quella tipica, con "cabello de angel". Quest'ultima è una conserva a base di zucca e potete vedere la ricetta sul blog di Erborina.

In tanto che svuoto la valigia e faccio il bucato, vi lascio guardare questo filmato su come fare la ensaimada a casa.



Per puro caso, abbiamo trovato nella vicinanza dell'albergo, un piccolo pastificio-panificio del quartiere. Carino, raccolto e senza pretese. Così, andavamo lì a fare colazione e abbiamo avuto l'onore di conoscere di persona, Fernando José Prats Pérez, il pasticciere protagonista. E' stato lui stesso a segnalarci il video; "Andate su 'youtube', digitate 'como se hace una ensaimada', cliccate 'cerca' e mi troverete!", così ho fatto. Il video è stato postato da una rivista gastronomica spagnola on-line, "a fuego lento", dove trovate la ricetta trascritta in spagnolo. Per la versione italiana, dovete aspettare fino a quando ho 12 ore a disposizione per fare la lievitazione! ;o)

Dato che non riesco mangiare tutto quello che vorrei (altrimenti esplodo), ho assaggiato la ensaimada solo in altri 2 posti, considerati di fama, a Palma di Maiorca. A mio avviso, tra i tre, quella di "Frama" sta al secondo posto, solo dopo "Ca'n Juan de s'Aigo", considerata la migliore in città dalla rivista "Olive". Mentre al terzo posto metto quella dello storico "Forn des Teatre". Per gli indirizzi di questi ultimi e altre storie su Palma di Maiorca e Barcellona, ci vediamo nei prossimi post!










Pastelería Panadería "Frama"

C/ del Marqués de la Sénia 17
07014 Palma de Mallorca (Baleares)
Tel. +34 971 28 77 92

venerdì 7 agosto 2009

Salsa di Melanzane e Peperoni Arrostiti

Siete un po' perplessi sui libri di cucina che costano quattro soldi? Anch'io lo ero, invece basta scegliere con attenzione per evitare le fregature. Mettete a disposizione quei 5 minuti in più per leggere almeno una ricetta prima di comperarli. Fate caso se i procedimenti sono scritti in modo chiaro e se la lista degli ingredienti e le misure hanno senso.
Una collana economica che, a mio avviso, merita la nostra considerazione, è "Ricette Perfette" di Gribaudo Edizioni. Ho provato tante ricette e, fino ad oggi, tutte hanno funzionato, inclusi i dolci. Qui, come sappiamo, se si sbagliano le proporzioni e i grammi, sono guai.
Questa salsa per i crostini è presa da uno dei libri della collana: "Tapas". Poi, come succede, l'ho adattata al mio gusto personale. La ricetta originale prevede il limone, ma la preferisco senza. Non avevo il coriandolo fresco e non ne vado matta, quindi ho usato il prezzemolo. Inoltre, l'aglio non andrebbe arrostito prima nel forno come ho fatto io, ma va direttamente tritato e soffritto. Però, preparandolo a modo mio, trovo che il sapore dell'aglio sia più dolce e delicato.

La dose sufficiente per spalmare 15-20 crostini

1 peperone rosso di 250 gr circa
1 melanzana di 250 gr circa (ho usato quella bianca, l'ho presa qui)
uno spicchio d'aglio
una manciata di coriandolo fresco
, tritato (ho usato il prezzemolo)
paprica q.b. (ho usato circa 2 cucchiaini colmi!!!)
il succo e la scorza di 1/4 di limone (l'ho saltato)
sale e pepe q.b.
olio extra vergine di oliva q.b.

Preriscaldate il forno a 200°C. Punzecchiate la melanzana e arrostite, assieme al peperone e all'aglio in camicia, per circa 20 minuti, fino a quando la buccia del peperone si è annerita leggermente e la melanzana si è ammorbidita. Lasciate intiepidire coperti con una ciotola di acciaio. In questo modo si ammorbidiscono con il loro vapore e vi facilità la spellatura. Eliminate la buccia e i semi del peperone. Dividete la melanzana in due per il lungo e ricavate la polpa con un cucchiaio. Tagliate entrambi a tocchetti grossi.
A fiamma media, scaldate un po' di olio in una padella e aggiungete la polpa d'aglio. Unite la melanzana e il peperone, fate soffriggere. Aggiungete la paprica, salate e pepate. Quando si saranno appassiti, spegnete il fuoco e unite il prezzemolo (o il coriandolo). Tritate finemente il tutto con un coltello o passatelo per qualche secondo al robot. Se usate la scorza e il succo di limone, aggiungeteli ora. Regolate la consistenza unendo, poco alla volta, l'olio extra vergine di oliva. Deve essere spalmabile.
Servite tiepida o a temperatura ambiente su dei crostini per un aperitivo. Se vi avanza, è ottima anche per accompagnare i cvapcici al posto dell’ ajvar!!!