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domenica 15 settembre 2013

Branzino al Karkadè e Olio di Campeglio con Raita di Barbabietola



Perdonate l’ignoranza, ma fino a quando ho avuto questo compito di scrivere un post e dedicare una ricetta al Frantoio di Campeglio per questo progetto “6xFriuliDOC”, non conoscevo l’esistenza. Visto il clima, non immaginavo che ci fosse una produzione di olio extra vergine anche a Udine! Nella nostra regione pensavo ci fosse soltanto l’olio Giuliano, del Carso, il tergeste DOP. Ebbene, mi sbagliavo!
E’ proprio a Campeglio di Faedis, nei Colli Orientali del Friuli, accanto ai ruderi dell’antico castello di Soffumbergo, in una zona protetta dai venti e con un inverno particolarmente mite, si trovano numerosi antichi olivi che hanno dato l’idea a Gianni Zamarian, figlio di Giovanni Zamarian, dell’Azienda Agricola San Rocco, di incrementare la coltivazione e di iniziare, così, la produzione dell’olio dal 1995. Qui, Fabiana Romanutti della rivista Q.B. racconta la storia della famiglia e dell’azienda.

Ora, oltre 5000 alberi stanno dando frutti a un olio extra vergine di oliva di altissima qualità, ottenuto solo dalla prima spremitura, a freddo per sgocciolamento con macine in pietra, riprendendo l’antica tradizione olearia del Friuli. Per questa ragione, si riescono a ottenere solo 5-6 kg di olio per ogni quintale di olive raccolte. Considerando, poi, che ogni bracciante riesce a raccogliere solo 80-100 kg di olive al giorno, si può capire il perché un olio extra vergine fatto a dovere con amore, possa avere un costo così elevato. Così mi racconta Sandra Zamarian, la figlia di Gianni. Un altro segno di qualità è il fatto che l’olio extra vergine di oliva di Campeglio non si filtra ma si lascia a decantare naturalmente.
Tutta questa cura dà risultato a un olio dolce e fragrante, con una bassa acidità e un aroma fruttato. Per apprezzare al meglio le sue proprietà, vi consiglio di usarlo a crudo, sulla bruschetta o sui carpacci di carne o, meglio ancora, di pesce. Sarebbe davvero un peccato usare questo olio per cucinare!

C’è, però, un accorgimento molto importante che dovete fare quando preparate delle pietanze che coinvolgono i pesci crudi. Innanzitutto, acquistate i branzini da un vostro pescivendolo di fiducia, poiché il pesce da mangiare crudo dovrebbe essere molto fresco per evitare dei rischi di contaminazione batterica e ridurre la probabilità di trovare gli anisakis. Non vi scrivo qui cosa sono, non vorrei spaventarvi troppo prima di leggere la ricetta! ;) Cliccate il link dopo per saperne i dettagli, ok? :)
Le larve di anisakis “dormono”, cioè non continuano il loro sviluppo a 0°C e muoiono dopo aver subito una temperatura di 60°C per almeno un minuto oppure -20°C per almeno 24 ore, come da regolamento (CE) n. 853/2004, o meglio ancora 36 ore a -18°C, come suggerisce il recentissimo Decreto del Ministero della Salute del 17 luglio 2013.
Tanti dicono che non si corre il rischio di anisakis nei pesci di allevamento, si trova soltanto in quelli pescati. A mio avviso, dato che poi nel banco pesce non c’è la separazione tra i due tipi, ci può essere comunque il rischio di contaminazione. Quindi, per un mio eccesso di scrupolo, in ogni caso, io congelo tutti i pesci prima di consumarli crudi. Ok, basta terrore, ora la ricetta! ;)

Per 4 porzioni

Branzino marinato
2 branzini medi (500 gr l'uno) o 1 grande
un cucchiaino (2 gr) di Karkadè in petali o 1 bustina
un cucchiaino (2 gr) di pepe Sichuan
circa 1/2 cucchiaino di sale grosso

Raita di Barbabietola
200 gr barbabietola, cotta al vapore 
1 vaschettina (125 gr) di yogurt bianco
Olio extra vergine di oliva di Campeglio
Sale, q.b.

Preparate l’infuso di karkadè con una tazza di acqua fredda, possibilmente imbottigliata o depurata, e lasciatela per una notte in frigorifero o per circa 8 ore a temperatura ambiente.
Se vi siete dimenticati di prepararla la notte prima, potete usare l’acqua calda che accelera il processo dell’infusione, avendo cura di togliere i petali dopo 2-3 minuti, per evitare che la tisana sia troppo acidula e tannica.

Sfilettate i branzini, privateli dalla pelle e dalle lische centrali. Una pinzetta specifica per fare questo lavoro potrebbe essere molto utile.
Se non siete sicuri di poter farcela, chiedete al vostro pescivendolo di farlo per voi. In linea di massima, se siete dei clienti fedeli e non avete mai rotto le scatole più di tanto :), ve lo dovrebbe fare senza problemi.  Altrimenti, guardate questo video prima di massacrare quei poveri pescetti. 

Dopo aver ricavato dei bei filetti di branzino, tagliateli a fettine sottilissime, più sottile che potete, con la lama del coltello tenuta a 90°, perpendicolarmente alla spina centrale. Non mi sono spiegata? Allora guardate questo video. Tagliate il branzino così, ma molto più sottile, circa 3 mm, se riuscite. 

Pulite il pepe Sichuan dai semini neri che potete trovare all'interno delle bacche, almeno che non l'abbiate comperato di altissima qualità, allora potrebbe essere che sia già priva di semini.
Tostatelo con il sale grosso a secco a fiamma dolce. Quando sentite il profumo e le bacche iniziano a imbrunire e a schioppettare un po', trasferite nel mortaio e riducete in polvere per ottenere il sale al pepe Sichuan.

Prendete un contenitore ermetico, magari non di acciaio, adagiate i vostri “petali” di pesce delicatamente. Coprite con 2/3 dell’infusione di karkadè, condite con un pizzico di sale al pepe Sichuan e un giro di olio di Campeglio. Coprite e lasciate a marinare in frigorifero almeno 30 minuti e non più di 2 ore.
Nel frattempo, preparate la raita. Tagliate la barbabietola a dadini piccoli di 3x3mm circa. Trasferite in una ciotola e unite lo yogurt, il sale e l’olio di Campeglio, quindi, mescolate.

Disponete le vostre fettine di branzino su dei piatti piani in modo che preferite, a petali o a soldatini. Irrorate con 1/3 dell’infusione di karkadè rimasto e di un altro giro di olio.
Adagiate circa un cucchiaino di raita su ogni fettine di pesce e, infine, una spolverata di sale di pepe Sichuan. Guarnite con qualche bacche intere di pepe e dei fiocchi di sale per dare un po' di croccantezza.

Perfetto con il pesce e la dolcezza della barbabietola, Giulia ci suggerisce la Malvasia del Carso come giusto abbinamento. E' un vino profondo e succoso, di finissima aromaticità e grande suadenza. Dal colore giallo dorato al naso di presenta fruttato, speziato e minerale con note di erbe aromatiche, miele e orzo. Il gusto è fresco, sapido e persistente.
Quasi Dimenticavo; dopo il Friuli DOC, potete acquistare l'olio extra vergine di Campeglio direttamente al frantoio, al ristorante Alla Vedova Udine di proprietà della famiglia e in alcuni negozio specializzati; La Boutique della Frutta a Paderno (Udine), Garlatti a San Daniele e Il Cjanton a Gemona. Inoltre, è possibile visitare l'azienda il sabato dalle 16 alle 19 o durante la settimana previo appuntamento, chiamando allo 0432 470291. 

mercoledì 18 aprile 2012

Vellutata di Carote allo Zenzero con Quenelle di Tofu


Aaahhh, guarda chi è tornata dopo tre mesi di assenza! :D Scusate, ma il tempo mi è volato via! Gennaio e Marzo sono stati strapieni di impegni, mentre a Febbraio ero tornata a casa! :D Ovviamente, ho passato il mese a mangiare e a chiacchierare più che a cucinare e scrivere! ;p
Avrei tante cose da raccontarvi, una alla volta, con calma :p, le scriverò. Una di queste era l'onore di far parte della rassegna Calendidonna 2012. Il tema di quest'anno era "Cittadine Altrove" e mi è stato chiesto di tenere un laboratorio di cucina che s'intitolava "Integrazione in Cucina". Ormai penso sappiate che questo è un tema che mi sta a cuore. Sono stata strafelice di poterlo trattare. Volevo annunciarlo qui sul blog, ma i posti sono andati subito esauriti con una lunga lista d'attesa! :O Grazie all'associazione Vicino/Lontano della possibilità e a tutti voi che siete venuti ad ascoltarmi alle 10 di una domenica mattina! :)


Per chi non era presente, cliccate qui se volete vedere più foto della giornata e qui sotto troverete una delle ricette che ho fatto, dove ho fatto assaggiare il tofu al pubblico friulano. :D Ah, c'era, però, anche un ragazzo orientale! Questo mi ha fatto piacere. Sono curiosa di sapere chi fosse....
Trovate la stessa ricetta in versione inglese pubblicata su The Jakarta Post, che mi aveva chiesto di scrivere una ricetta fusion. Ho approfittato e ho preso due piccioni con una fava. ;p Si dice così, vero?


Vellutata (per 2-3 persone)
1 scalogno, tagliato finemente o tritato
10 gr di zenzero fresco, pelato e grattugiato
500 gr di carote, pelate e tagliate a rondelle
1 l di acqua o brodo vegetale
3-4 cucchiai di olio extra vergine di oliva
pepe bianco
sale

Scaldate l'olio a fuoco basso e fate stufare lo scalogno e lo zenzero per circa 2 minuti.
Unite le carote e cuocete per altri 2 minuti prima di aggiungere l'acqua o il brodo.
Coprite la pentola, aumentate la fiamma e lasciate a sobbollire per circa 20-30 minuti, in base alla grandezza delle vostre rondelle di carote.
Trascorso questo tempo, le carote dovrebbero essere tenere e facilmente frantumabili con il mestolo.
Frullate con un frullatore a immersione fino ad ottenere una crema.
Passate al setaccio a maglia fine per rendere la zuppa ancora più vellutata e per togliere le eventuali fibre di zenzero.
Servite caldo con le quenelle di tofu, i dadini di carote, qualche foglia di prezzemolo riccio e l'olio extra vergine di oliva.

Quenelle di tofu
180 gr di tofu al naturale
1 uovo
prezzemolo tritato
pepe bianco
sale
olio di arachidi per friggere

Sbriciolate il tofu con le mani o una forchetta. Unite l'uovo e il prezzemolo, quindi condite con il sale e il pepe a piacere.
Prendete due cucchiai e inumiditeli con dell'acqua. Formate delle quenelle e friggetele in un abbondante olio caldo fino alla doratura. Scolate e ponetele sulla carta da cucina per assorbire l'olio in eccesso.

Guarnizioni
1 carota, tagliata a cubetti di 3 mm
prezzemolo riccio
olio extra vergine di oliva

Versate circa 2 mestoli di zuppa per ogni piatto fondo e adagiate delicatamente le quenelle di tofu al centro.
Distribuite le carote crude e le foglie di prezzemolo riccio attorno. Finite con delle gocce di olio.

sabato 7 gennaio 2012

Ostriche con Vinaigrette Tailandese


Giuro che questa ricetta nasce non perché volevo fare la gastrofighetta ;p, ma più che altro per necessità! La mattina del 31 dicembre verso le 11 siamo andati dal pescivendolo con l'idea di prendere delle cozze per l'antipasto del cenone. So che era un po' tardi ma non so resistere al fascino del cuscino e del piumino! ;) Ahinoi, abbiamo trovato solo 1 kg di cozze rimasto e ci siamo trovati solo con delle minuscole vongole (sono anche loro buone, sì, ma così piccole mi stavano un po' antipatiche! ;)) e delle ostriche di Bretagna. Dato che 5 cozze a testa come antipasto ci sembravano poche, alla fine abbiamo portato a casa anche questi molluschi francesi. Dai, una volta l'anno si poteva fare, non saremmo andati mica in bancarotta, no?
Quelle 2-3 volte che ho mangiato le ostriche ero sempre a cena fuori e le ho trovate sempre già aperte, ovviamente! Ho visto come sgusciarle solo in TV e quindi, trovandomi in difficoltà, ho trovato il video che vedete sotto, e ho chiesto a quello più palestrato della casa di mettere questa tecnica in pratica! ;D 


Mi raccomando, se pensate di mangiare le ostriche crude, assicuratevi che siano ben conservate, ancora vive e che profumino (od odorino, dipende dal punto di vista!) di mare. Per altri suggerimenti e per conoscere di più su questi molluschi (considerati) pregiati, cliccate qui. 

per circa 4-5 persone

2 kg di ostriche (15 pezzi circa)
il succo di 1 lime
1 cucchiaino di aceto di riso
10 gocce di Nam Plaa (salsa di pesce Tailandese)
1 cucchiaino di zucchero di palma/ zucchero di canna
1/2 peperoncino Tailandese, privato dai semini
5 fili di erba cipollina
5 cm di cipollotti (solo la parte bianca)
pepe bianco
sale

Tagliate il peperoncino e il cipollotto prima a fili sottilli poi a dadini piccolissimi, un taglio cosiddetto brunoise. Successivamente, sminuzzate anche l'erba cipolline a rondelline.
Versate tutti gli ingredienti liquidi in una ciotola, aggiungete lo zucchero, sale e pepe e mescolate fino a quando lo zucchero si è sciolto. 
Incorporate il peperoncino, il cipollotto e l'erba cipollina. Quindi, mescolate e lasciate a decantare in frigorifero in modo che i sapori si amalgamino.
Nel frattempo, pulite per bene le vostre ostriche, apritele e adagiatele su un vasoio riempito di ghiaccio.
Versate un po' di vinaigrette su ogni ostrica e lasciate a marinare in frigorifero a 3°-4°C per circa 30 minuti. 
Servitele fredde, su un vasoio di ghiaccio (possibilmente) tritato, così sono più stabili e più belle da vedere.

lunedì 10 ottobre 2011

Blecs al Caffè con Zucca e Funghi Shitake


All'ultimissimo giorno, pubblico questa ricetta per il concorso "Blecs are on the Table" che sta facendo Rossella del blog "Ma Che Ti Sei Mangiato"; Rossella è udinese di nascita, ma romana di adozione. Questa non è la prima volta che organizza un'iniziativa per promuovere la cultura gastronomica friulana. Il suo impegno in questa missione è davvero ammirabile! Nel passato aveva fatto dei concorsi simili sui cjarsons e gubana, ma purtroppo non ero riuscita a consegnare nulla. Ora provo a partecipare con questo.
Cosa sono i blecs? Lo lascio raccontare a Rossella: qui. Dalla ricetta originale mi sono permessa di aggiungere un po' di polvere di caffè che a mio parere ricorda il profumo "terroso" dei funghi shitake. Se abitate in una grande città, forse potete essere fortunati a trovarli freschi, altrimenti quelli essiccati sono reperibili nei negozi alimentari asiatici o nei negozi di prodotti bio come NaturaSì. In alternativa usate pure i funghi porcini, anche se le loro consistenze sono completamente diverse.

per 2-3 persone

per i blecs:
50 gr di farina 00
50 gr di farina di grano saraceno
50 gr di burro freddo + una noce per la cottura
5 gr di caffé arabica macinato (possibilmente del Brasile :))
1 uovo

Mescolate le due farine e il caffé in un ampio recipiente, incorporate il burro lavorandolo con la punta delle dita fino a quando avrete una consistenza sabbiosa.
Unite l’uovo e amalgamate fino ad ottenere un impasto liscio e compatto.
Se fate i blecs in una giornata umida, vi potrebbe capitare di avere un impasto ancora leggermente appiccicoso, in questo caso, aggiungere ancora una presa di farina.
Per fare più veloce, potete inserire tutti gli ingredienti in un robot e lasciate fare il tutto a lui! ;) Quindi, formate una palla, copritela con uno strato di pellicola e lasciate a riposare per circa mezz'ora.
Trascorso il tempo di riposo, tagliate l'impasto in pezzi più piccoli e stendetelo finemente (2 mm circa) con un mattarello e tagliatelo a triangoli irregolari.
Ora dovete preparare i condimenti: la morchia e le verdure. Quando questi due elementi sono pronti, potete procedere con la bollitura dei blecs.

zucca e shitake saltati:
3-4 pezzi di funghi shitake essiccati
100 gr di zucca butternut
una noce di burro
3-4 foglie di salvia
un pizzico (una spolverata) di farina 00
pepe bianco
sale


Mettete i funghi shitake in ammollo in acqua bollente per farli rinvenire. Ci vogliono circa 15-20 minuti. Quando saranno di nuovo belli gonfi, scartate i gambi e tagliate le cappelle a dadini di 1 cm circa.
Sbucciate la zucca e tagliatela a dadini della stessa misura dei funghi.
Fate sciogliere e scaldate una noce di burro in una padella a fuoco basso e unite la salvia. Quanto sentite il suo profumo aggiungete la zucca e aumentate la fiamma.
Salate, pepate e soffriggete la zucca fino a quando sarà al dente. Quindi, unite i funghi shitake. Regolate di nuovo di sale e pepe, aggiungete una spolverata (1/2 cucchiaino circa) di farina e cuocete per circa 1 minuto.
Infine, unite 1 mestolo dell'acqua di cottura della pasta che starete scaldando e cuocete ancora per ottenere una salsa leggera.

la morchia:
un cucchiaio di burro
un cucchiaino di farina di polenta
2 foglie di salvia

Scaldate il burro con la salvia a fuoco basso fino ad ottenere un colore nocciolato. Aggiungete la farina di mais e mescolate.
Quando la farina sarà leggermente dorata togliete la padella dalla fiamma. Non aspettate che la farina sia del tutto dorata prima di spegnere il fuoco. Il burro caldo continua la cottura anche a fiamma spenta quindi rischiereste di avere la farina di mais bruciata.

Quando tutti i condimenti saranno pronti, cuocete i blecs nell'acqua salata con un'aggiunta di una noce di burro per circa 1 minuto e fateli saltare velocemente nella salsa di verdure.
Adagiateli sul piatto, sistemate i dadini di verdure e condite con la morchia. Se l'idea vi garba, potete decorare il piatto con delle foglioline fresche di salvia.

giovedì 24 marzo 2011

East Meets East: Soto Indonesiano Incontra Pho Bo


Questa è la ricetta della zuppa che ho fatto nel settimo episodio della Scuola. Per chi non lo sapesse ancora, magari i nuovi lettori di questo blog, La Scuola è un talent show gastronomico nel quale è coinvolta la sottoscritta. Lo potete vedere ogni giovedì sera sul Gambero Rosso Channel, quindi stasera, se vi va, potete sintonizzarvi sul canale. ;o)) Ok, basta pubblicità, ora torno alla ricetta! ;D


Il tema della puntata era la zuppa e lo chef era Anthony Genovese del ristorante Pagliaccio, a Roma. E' uno chef che ha girato il mondo e ha vissuto per diversi anni in Asia: Giappone, Tailandia e Malesia. La sua cucina è una fusione, a mio parere, perfetta, dei due mondi, l'Occidente e l'Oriente. Conoscendomi, avete forse dedotto da soli che lui è un mio eroe culinario! ;D Avessi solo una briciola della sua bravura! Se volete sapere di più sullo chef, cliccate qui, qui e qui.


Dunque (ora torno per davvero alla ricetta ;o)), quando ho visto le radici ed erbe aromatiche del Sud-est asiatico dello chef, ho pensato subito di fare un piatto ispirato alle zuppe del mio Paese. Non ho seguito la ricetta autentica, ho cercato di fare una versione più moderna e leggera. Ho preso degli spunti anche da una zuppa vietnamita "pho bo", dove le fette di carne (di manzo) vengono lasciate crude sulla zuppa bollente, guarnita con delle foglie di menta. Se avete visto la puntata, avevo un filetto di lepre a disposizione, ma per la zuppa della foto, rifatta a casa, ho usato la carne bovina.

In Indonesia ci sono, grosso modo, due classificazioni di zuppe: "sop" è la zuppa con un brodo chiaro, mentre "soto" si usa per definire quella con il brodo opaco, spesso dato dall'aggiunta di latte di cocco, e/o dalle noci di candela nella pasta "bumbu", che usiamo per insaporire le zuppe. "Bumbu" vuol dire condimento; portata alla cucina italiana, possiamo paragonarla vagamente al soffritto.

per 2-3 persone

2 topinambur o 1/2 sedano rapa
2 carote
2 patate medie
75 gr di fettine di manzo per carpaccio, tagliate a strisce
il succo di 1 lime
sale
pepe
olio di arachidi

Brodo profumato:
1l di acqua
1 stecco di lemongrass
scorza di 1/2 lime
1 cm di zenzero
1 cm di galangal

Pasta bumbu base:
1 cucchiaino di semi di coriandolo
1 scalogno
1/2 spicchio d'aglio
1 punta di peperoncino tailandese / calabrese
5 noci di candela o 10 mandorle pelate
1 cm di zenzero,
1 cm di galangal
1 stecco di lemongrass, leggermente frantumato
scorza di 1/2 lime

Guarnizione:
1 scalogno, tagliato a rondelle sottili
qualche foglia di menta / mentuccia romana
sale integrale (o sale grosso)

Per prima cosa, preparate il brodo. Frantumate leggermente la parte finale del lemongrass con un batticarne e mettete assieme al resto degli ingredienti in una pentola coperta. Lasciate sobbollire.
Ora preparate il bumbu (condimento) base. Tostate i semi di coriandolo finché saranno dorati e rilasceranno il profumo. Poneteli in un mortaio (o uno sminuzzatore) assieme allo scalogno, l'aglio, il peperoncino e le mandorle. Riducete il tutto in una pasta.

Mondate le verdure e tagliate a dadini della stessa misura. Mettete i topinambur nell'acqua acidulata con il succo di lime e le patate nell'acqua fredda per prevenire l'ossidazione.
Scaldate un filo di olio in una casseruola e fate soffriggere la pasta bumbu. Appena il colore diventa più lucido, aggiungete lo zenzero e il galangal, precedentemente sbucciati e leggermente battuti. Unite anche la scorza di lime e il lemongrass.
Aggiungete le patate e mescolate in modo che siano velate dal condimento. Dopo un paio di minuti, aggiungete il topinambur e le carote e mescolate ancora. Salate e pepate leggermente.
Coprite di brodo profumato e fate cuocere la zuppa finché le verdure saranno tenere ma ancora croccanti. Infine, aggiungete un po' di brodo e aggiustate di sale e pepe se serve.

Nel frattempo, scaldate un po' di olio e friggete gli anelli di scalogno. Ci vogliono pochi secondi, giusto per farli dorare. Togliete e scolate subito su una carta assorbente e mettete a parte.
Versate la zuppa in un piatto fondo e adagiate delle fettine di manzo al centro del piatto. Completate con qualche chicco di sale integrale e gli anelli di scalogno fritto sulla carne, e delle foglie di menta attorno.

mercoledì 2 marzo 2011

Tempura speziata con salsa di yogurt e menta


Questo è il piatto creativo del quarto episodio della Scuola, eggià, la frittura moscia! ;p L'idea era di mescolare il Giappone, con la tempura, e l'India, con le spezie e la salsa allo yogurt. Peccato che non siamo riuscite a realizzare questo piatto nel migliore dei modi. Anche se, quotando lo chef ospite Pier Giorgio Parini, il gioco avrebbe potuto valere la candela. Ahinoi, ci sono stati degli errori di percorso (mannaggia l'induzione! ;o)) e di dosaggio delle spezie. La ricetta che troverete qui sotto è quella modificata per ottenere un risultato migliore.
Sulla bravura dello chef, che all'età di 33 anni è già titolare di una stella Michelin, Scattidigusto ne scrive con dovizia di particolari. Vedrete che splendori di piatti!!!

per 2-3 persone

1 carota
1/4 di cavolfiore
10-12 foglie grandi di salvia
3 cucchiai di farina + altro per coprire le verdure
100 ml circa di acqua ghiacciata
1/2 cucchiaino di coriandolo in semi
1/4 cucchiaino di cumino in semi
1/2 cucchiaino di curry in polvere
sale
ghiaccio

olio di arachidi, per friggere

Tostate il coriandolo e il cumino in una padella fino a quando scoppiettano leggermente e riuscite a sentire il profumo. Riduceteli in polvere con un mortaio o un batticarne. Dividiteli in due parti: metà ne userete per la pastella; mescolate l'altra metà con del sale fino.
Preparate due ampie ciotole di diverse misure, una più piccola dell'altra. Mettete il ghiaccio con un po' di acqua nella ciotola più grande. Mentre nella ciotola più piccola mescolate la farina, le spezie rimanenti e un pizzico di sale. Appoggiatela sopra la ciotola grande.
Versate l'acqua a filo e mescolate fino ad ottenere un pastella liscia che vela leggermente il cucchiaio.
Tagliate le verdure a fette sottili, di 3 mm circa. Un mandolino vi potrebbe facilitare questo lavoro. Cospargetele di farina extra e setacciate per eliminare quella in eccesso. Immergete le verdure nella pastella e friggete in abbondante olio caldo.
Quando saranno dorate e croccanti, scolate sulla carta da cucina.
Servire con la salsa allo yogurt e il sale speziato a parte.

salsa di yogurt e menta
125 gr di yogurt al naturale
1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva
10-15 foglie di menta, tritata
qualche goccia di succo di limone
sale

Il procedimento è facilissimo; basta emulsionare tutti gli ingredienti in una ciotola e la salsa è pronta!

martedì 1 marzo 2011

Brasato di Maiale alle 5 Spezie e Mele


Con questo freddo che non vuole scansarsi dal Friuli, un vero e proprio piatto caldo ci sta proprio bene! Questo brasato è una mia "rivoluzione" di una pietanza cinese che mia nonna faceva spesso. Nella versione originale si usa la pancetta invece della lonza e le mele sono una mia aggiunta per rendere un po' europeo il piatto e per ottenere una salsa più densa. Poi, si sa che il maiale e le mele fanno un matrimonio felice!

Le cinque spezie non è altro che una miscela di, appunto, cinque tipi di spezie in polvere. Potete trovarla nei negozi alimentari asiatici o, come le altre spezie rare, ordinarla on-line. Andate su E-bay e digitare "Chinese Five-spice Powder". In alternativa, potete miscelare e ridurre in polvere da soli, in pari quantità; la cannella, i chiodi di garofano, l'anice stellato, i semi di finocchio e il pepe di Sichuan. Anche quest'ultimo si può ordinare via internet o, se siete disponibili a pagare un po' di più, a Udine lo trovate in un negozio di tè e spezie in Piazza Matteotti. In mancanza del pepe, potete fare il Maiale alle 4 spezie! ;o). Non si sentirà troppo la differenza. Ma, credetemi, quando conoscerete questo pepe, imparerete a metterlo ovunque!



per 3-4 persone

600 gr di lonza di maiale

4 mele golden, sbucciate e tagliate a spicchi

1 spicchio d'aglio, sbucciato e lasciato intero

1/2 cipolla, tritata

1 stecca di cannella

2 fiori di anice stellato

3 chiodi di garofano
1 cucchiaio di 5 spezie
pepe nero

olio di arachidi

acqua

sale




Ungete la lonza con un po' di olio e irroratela con 1/2 cucchiaio di 5 spezie, pepe, e sale. Massaggiate per distribuire e far assorbire meglio il condimento. Lasciate a marinare in frigorifero se possibile per una notte o almeno per circa mezz'ora.

Trascorso il tempo di riposo, scaldate un po' di olio in un'ampia casseruola. La fiamma deve essere abbastanza sostenuta poiché l'olio deve essere caldissimo ma non bruciato. Cioè, l'olio non deve arrivare al suo punto di fumo. Quello di arachidi è a 180°C circa.

Fate dorare tutta la superficie della lonza. Una lunga pinza dovrebbe facilitare questa operazione. Quando si è formata una crosta dorata e omogenea, togliete e mettete a parte.

Abbassate il fuoco e fate soffriggere l'aglio e la cipolla nella casseruola dove avete rosolato la carne. Aggiungete ancora un po' di olio se necessario.
 Quando la cipolla sarà trasparente e l'aglio sarà dorato, aggiungete l'altro mezzo cucchiaio di 5 spezie e tutte le altre spezie. Non serve togliere l'aglio, con la lunga cottura si disfarà e il sapore si addolcirà. 

Successivamente, rosolate leggermente anche le mele. Pepate e salate con parsimonia. Potete sempre aggiustare la sapidità verso la fine della cottura.
Rimettete la lonza nella casseruola e versate l'acqua fino a ricoprire la carne. Aspettate finché l'acqua prende il bollore e coprite.

Lasciate a cuocere dolcemente per circa 2 ore. Ovviamente, più il taglio della carne è grosso, più il tempo di cottura aumenta. Giratela di tanto in tanto.

Il vostro brasato è pronto quando le mele saranno ridotte in polpa e la salsa si è ristretta. Lasciate la lonza a intiepidire prima di tagliarla, altrimenti si spacca.

Servite a fette con del purè di patate o della polenta morbida.

giovedì 17 febbraio 2011

Risotto al Lapsang Sauchong con Composta di Cipolla Rossa e Ribes


Non so se state seguendo o meno "La Scuola- Cucina di classe 2"; a cominciare dalla seconda puntata della Scuola dobbiamo gareggiare in coppia fino a quando rimarranno solo 4 squadre. Al sorteggio della bandana ho avuto in sorte il colore turchese, come Tania, che ora è la mia bellissima compagna di banco di origine venezualana. E' destino, le due straniere della classe nella stessa squadra!!! :D
Questo risotto è il primo piatto creativo che abbiamo fatto, ispirandoci al piatto dello chef ospite, Salvatore Tassa. La sua ricetta originale potete leggerla qui. Tra gli ingredienti ci sono il brodo di castagno e il civet di lepre, tutti e due (per fortuna!) sono stati fatti dallo chef. Ora, per rifare il risotto a casa, non ci penso nemmeno a mettermi a scortecciare il castagno! ;o))
Il civet, perdonatemi, ma lo salterei. Invece, affidandomi al mio "naso", ho cercato un'alternativa a quel meraviglioso brodo. Mi ricordo che assomiglia molto al tè, perché di base è un'infusione del legno. Ho letteralmente annusato i vari tè che ho nella dispensa è la mia scelta è caduta sul Lapsang Sauchong, un tè affumicato, che mi ricorda vagamente un profumo legnoso del brodo di castagno.

per 2 persone

Composta di cipolla rossa
30 gr di cipolla rossa di Tropea, tagliata a dadini
30 gr di zucchero semolato
15 gr di acqua

Mettete tutti gli ingredienti in una piccola casseruola.
Fate ridurre a fiamma bassa, mescolando e schiumando di tanto in tanto.
A metà cottura, frullate il tutto (fuori fuoco) con il minipimer per avere una polpa di cipolla più vellutata.
Rimettete di nuovo sul fuoco e lasciate che la composta arrivi alla densità di una marmellata.
Raffreddate.

Composta di ribes
30 gr di ribes
30 gr di zucchero semolato
1 cucchiaio di acqua

Raccogliete il ribes e lo zucchero in una piccola casseruola.
Schiacciate i chicchi con un cucchiaio per far fuoriuscire il succo.
Fate andare la composta su una fiamma bassa.
A metà cottura circa, passate il tutto con il collino per togliere i semi e la buccia.
Rimette sul fuoco e fate andare fino ad arrivare alla corretta consistenza.
Raffreddate.

Risotto al Lapsang Sauchong
circa 1 l di acqua
1 cucchiaino di tè Lapsang Sauchong
120 gr di riso carnaroli
1/2 scalogno, tritato
1/2 cucchiaio di burro
20 gr di mozzarella fresca, tritata finemente
qualche chicco di ribes
olio extra vergine di oliva delicato
sale

Fate bollire l'acqua e preparate il tè. Dopo 5 minuti, scartate le foglie.
Lasciatelo sul fuoco basso per averlo sempre caldo, come se fosse un brodo.
A fiamma bassa, fate appassire lo scalogno con un po' di olio.
Aggiungete il riso e aumentate la fiamma per tostarlo leggermente, fino a quando i chicchi saranno caldi.
A questo punto, cominciate a versare il tè caldo, un mestolo alla volta, aggiungendolo ogni volta che il liquido è quasi assorbito del tutto dal riso.
Procedete mescolando il risotto di tanto in tanto.
Salate a fine cottura, quando il riso sarà quasi del tutto cotto ma sentite ancora l'anima croccante del riso sotto i denti.
Togliete la padella dal fuoco e mantecate con il burro e la mozzarella tritata. Agitate la padella energicamente o aiutatevi con un mestolo.
Se vi sembra che il risultato finale sia troppo denso, potete aggiungere un po' di brodo, magari un cucchiaio alla volta, per evitare di esagerare.
Impiattate e fate cadere delle gocce di marmellate sul riso, alternando tra quella di cipolla rossa e quella di ribes.
Infine, decorate con qualche chicco di ribes per bilanciare il piatto con un tocco di freschezza e di acidità.

P.S.: Questa volta la foto non è mia ma di Francesco Vignali.

venerdì 8 gennaio 2010

Pesto di Coriandolo Fresco e Mandorle

La befana è andata via e sono tornata io! ;o)) Questa volta, scusate davvero per la mia lunghiiiiiissssima assenza! Il mese scorso è stato molto impegnativo dal punto di vista lavorativo. Essendo una precaria, collaboro con più posti e, chissà perché, tutti mi hanno chiamata nel mese di dicembre! Per l'amor di Dio, è andata bene così, se non che, un paio di volte, mi capitava di dover correre da un posto e l'altro e di fare praticamente 2 giornate di lavoro in una! Alla fine, quando arrivavo a casa, il cervello poteva pensare solo al piumone e non ero più in grado di scrivere in italiano decentemente! ;o))
Di conseguenza, come avete notato, non sono riuscita a pubblicare le ricette di quei contorni express che vi ho accennato. Peggio ancora, non sono riuscita nemmeno a farvi gi auguri di Natale.... :o( Ora, con il ritardo di una settimana, vi auguro un 2010 splendido, pieno di gioa, soddisfazioni e tante buone cose da... sperimentare. Ed ecco la prima:

per 3-4 persone

210-300 gr di bavette (dipende dal vostro appetito)
30 gr mandorle pelate, tritate
30 gr grana, grattugiato
2-3 mazzetti (20 gr circa) di coriandolo fresco, foglie e gambi
una punta d'aglio
100-120 ml olio extra vergine di oliva

sale q.b.

mandorle pelate in scaglie, q.b.
(facoltative)

Cuocete la pasta in abbondante acqua salata bollente. Uso le bavette, ma potete usare altri tipi di pasta, anche le troffie liguri vanno benissimo.
Frullate il resto degli ingredienti con un minipimer, tranne le mandorle in scaglie.
Condite la pasta cotta con il pesto ottenuto.
Dividete in porzioni e spolverate di mandorle in scaglie. Quest'ultimo tocco non è obbligatorio, mi piace l'effetto croccante che dà e, nello stesso tempo, richiama le mandorle usate nel pesto.
Mangiate la pasta bella calda!

Ora, è giunto il momento per me di tornare a fare il bucato e mettere a posto la casa che ho abbandonato per un mese. Poi, dovrò andare a fare la spesa per la cena a Casa del Campo domani sera. Salvo rari occasioni, adesso ci sono io a cucinare al circolo ogni sabato sera. Quindi, se siete da queste parti, passate pure! Mi farebbe davvero tanto piacere! :o) A presto! Promesso!

mercoledì 11 novembre 2009

Burger di Tempeh

Questo burger vegetariano l'ho fatto per ingannare il desiderio di mangiare un hamburger vero, magari con tanto di pancetta croccante e patate fritte..... Yumm.... Ok, non pensiamoci! ;o))
Come alternativa alla carne ho usato il tempeh, che sarebbe un panetto di soia fermentata. Sinceramente lo preferisco di gran lunga al seitan. Delle spiegazioni migliori della mia sull'alimento, le trovate qui e qui. ;o)
Tofu e tempeh in Indonesia fanno parte della dieta quotidiana. Sono considerati i cibi poveri, li compriamo e li mangiamo al posto della carne semplicemente perché costano meno. Se poi sono anche salutari, ancora meglio! Peccato che in Italia non sono esattamente economici e non sono proprio di facile reperibilità. In Friuli, per fortuna esiste Biolab, un'azienda che li produce, e trovo i loro prodotti qui.

Ah, i panini per i burger nella foto sono gialli perché li ho fatti con la zucca e le patate. Non sono soddisfatta del risultato, quindi non vi do ancora la ricetta. Intanto, ecco quella del burger di tempeh.

Per 2 burger

100 gr di tempeh

1 uovo

1 cucchiaio colmo di pangrattato

una punta d'aglio

2 foglie di salvia

una piccola manciata di prezzemolo

sale e pepe q.b.

1 pomodoro ramato

qualche foglia di lattuga

maionese q.b.
(facoltativo)
2 panini per hamburger

olio extra vergine di oliva q.b.


Tritate il tempeh o sbriciolatelo con una forchetta. Tritate anche l'aglio e le erbe aromatiche. Trasferite il trito in una ciotola assieme al tempeh.
Aggiungete l'uovo, il pangrattato, il sale e il pepe. Amalgamate il tutto e dividete l'impasto in due per formare due dischi di burger.
Scaldate circa 2 cucchiai di olio in una padella antiaderente. Regolate il fuoco a medio-basso e rosolate i burger sui tutti e due i lati, fino alla doratura.
Nel mentre, tagliate i panetti per gli hamburger in due e scaldateli in un'altra padella o in forno (a modalità grill).
Spalmate di maionese se vi piace e sistemate (a modo di torre) gli altri ingredienti dei vostri burger.

giovedì 22 ottobre 2009

Curry di Pollo e Mele

Vi sembra un abbinamento un po' strambo? Anche a me sembrava troppo bizzarro quando l'ho visto fare per la prima volta da una mia ex-collega, Laura. Da buona orientale, nel curry ci metto le verdure con il latte di cocco o lo yoghurt, non la frutta! Sapevo che le mele stanno bene con la carne di maiale, ma con il pollo???
In quel periodo lavoravamo assieme per un locale nuovo. Dovevamo decidere un piatto unico da mettere sul menù e lei aveva suggerito questa ricetta. L'ha imparata da un ristorante dove ha lavorato, qui, nella provincia di Udine. Quel posto però, è conosciuto per la cucina friulana, non per la cucina indiana! Quando ho espresso i miei dubbi lei mi ha detto, "fidati, questo è il curry stile friulano!"

Aveva ragione, il risultato non era per niente azzardato, anzi! I nostri clienti non smettevano di chiedercelo. Ora (per fortuna) nessuna di noi lavora ancora per il locale, ma continuo a cucinare questo curry anche a casa. D'inverno è, addirittura, uno dei piatti che cucino spesso per cena. Ah, siamo in due a casa, ma lo faccio sempre in abbondanza, si sa che il curry è ancora più buono il giorno dopo!

per 4 persone:

400 gr di petto di pollo
4 mele golden
1/4 di cipolla, tritata
2 cm di zenzero fresco, sbucciato e grattugiato
3 chiodi di garofano
una stecca di cannella
1 cucchiaino di semi di coriandolo in polvere
1/2 cucchiaino di pepe di Caienna in polvere (facoltativo)
3 cucchiaini di polvere di curry madras
1 cucchiaino di curcuma in polvere
sale e pepe q.b.
olio di arachidi q.b., per soffriggere

Tagliate il petto di pollo a cubetti di 3x3 cm circa. Sbucciate e grattugiate le mele grossolanamente.
Scaldate a fuoco medio un po' di olio in un'ampia padella o, meglio ancora, in un wok. Soffriggete tutte le spezie, tranne la curcuma, per qualche secondo.
Appena sentite i profumi, aggiungete la cipolla e lo zenzero e fatteli stufare.
Unite il pollo e fatelo abbrustolire leggermente a fuoco vivace. Salate, pepate e mescolate ogni tanto per avere una doratura omogenea.
Abbassate di nuovo il fuoco e aggiungete le mele. Lasciate che rilasciano il succo e si appassiscano. Infine, aggiungete la curcuma e regolate di sale e pepe. Continuate la cottura mescolandolo di tanto in tanto.
Il curry è pronto quando il liquido di cottura si è rappreso (ridotto a circa la metà) e le mele sono diventate morbide e trasparenti. Servite con il riso bianco al vapore.

mercoledì 24 giugno 2009

Salatini al Cardamomo con Marmellata di Arance

Avevo fatto una marmellata di arance e desideravo usarla per questo rinfresco. L'idea per questi biscotti salati mi è venuta dal fatto che qui, in Italia, trovo spesso i formaggi (quindi, salati) accostati alla frutta o mostarda. Ho aggiunto del cardamomo nella frolla per renderli più “esotici” e profumati. Mi piace molto l'abbinamento cardamomo-arance da quando, un giorno, ho fatto una torta marocchina di semolino con lo sciroppo di arance al cardamomo (prima o poi, condividerò con voi la ricetta anche di quest'ultima!). Al posto del prosecco, li ho serviti con il tè freddo alla menta.


Marmellata di arance (per circa 320-340 gr)
3 grosse arance bionde (tipo navel) biologiche/non trattate
circa 150 gr di zucchero (o 1/3 del peso netto della frutta)

Ricavate delle strisce di scorze di arance con un pelapatate (cercando di prendere solo la parte arancione) e tagliatele a julienne. Sbucciate le arance e pulite la parte bianca della buccia il più possibile, ma lasciate pure le pellicine, un po’ di amarognolo ci sta bene. Tagliate la polpa a dadini e pesate assieme alla scorza. Trasferitele in una casseruola larga di inox col fondo pesante. Unite lo zucchero dal peso pari a un terzo del peso netto della frutta, cioè la polpa e la scorza. A fuoco medio, portate il tutto a ebollizione e mescolate per far sciogliere meglio lo zucchero. Appena prende il bollore, abbassate la fiamma e continuate la cottura a fuoco dolce. Mescolate di tanto in tanto per evitare che la marmellata si attacchi. Se dovesse creare tanta schiuma, toglietela con una schiumarola. Quando il liquido si è ridotto a circa la metà, frullate il tutto con minipimer, finché ottenete la grossezza desiderata. Io la preferisco non tanto vellutata, mi piace avere ancora dei pezzi di scorza per dare un aspetto più rustico. Continuate la cottura ancora e mescolate spesso fino a quando la marmellata non si è ristretta a un terzo del volume originale.
Per sapere se la consistenza è giusta, fate questa prova: soffiate la marmellata attaccata sul cucchiaio di legno, dovrebbe lasciare una traccia che assomiglia a un fiore. Se avete le mani d’amianto, potete anche provare a fare una riga verticale sul cucchiaio. Se la riga non si dissolve, la marmellata è pronta.
Versate la marmellata ancora bollente in un barattolo caldo e sterilizzato. Chiudetelo e capovolgetelo in una superficie piatta fino al completo raffreddamento. Questo passaggio dovrebbe creare l'effetto sottovuoto. Per una maggiore sicurezza potete far bollire il barattolo per circa 20-30 minuti e lasciarlo nell'acqua fino a quando non si raffreddi.

Salatini al cardamomo
200 gr farina 00
2 g (una punta di un cucchiaino) di lievito per dolci
30 gr di grana, grattugiato
sale q.b. (circa 1 cucchiaino)
120 gr burro freddo, tagliato a cubetti
1 uovo, separate il tuorlo dall'albume
20 gr di latte + un cucchiaio per diluire l'albume d’uovo
3 bacche di cardamomo verdi

Con la lama di un coltello schiacciate le bacche di cardamomo in modo che si schiudano. Tostatele a fuoco basso finché le bucce sono dorate. Sbucciate e riducete solo i semini in polvere con un mortaio. Se non volete fare tutto questo, potete anche usare una punta di un cucchiaino di cardamomo in polvere, ma il risultato è meno profumato. In un contenitore o su un piano lavoro setacciate la farina assieme al lievito. Aggiungete e mescolate bene il cardamomo, il sale e il grana. Unite il burro e pizzicate l'impasto fino a ottenere una consistenza sabbiosa. Sbattete leggermente il tuorlo con 20 gr di latte e incorporate all'impasto. Lavorate velocemente fino a quando riuscite a formare una palla. Coprite con la pellicola e lasciate riposare in frigo per almeno mezz'ora.
Passato il tempo di riposo, stendete l'impasto tra due fogli di carta da forno fino ad avere lo spessore di circa 0,5 cm. Tagliate a triangoli (che ricordano la forma del formaggio) o a sagoma desiderata. Spennellate le superfici dei biscotti con l’albume diluito con un po' di latte. Infornate a 165°C (175°C se statico) per circa 10-15 minuti, fino alla doratura.

martedì 16 giugno 2009

Quiche di Tofu e Ricotta

Di nuovo quiche??? Eh sì, mi piace cucinarle. Sono pratiche come stuzzicchini da aperitivo o per un pranzo in ufficio e posso sbizzarrirmi con il ripieno! Questa qui in particolare, era uno dei finger food che avevo fatto per Thomas e Monica. Quindi, a chi non interessa, abbiate pazienza, sto mantenendo la mia promessa!
La dose di pasta brisée che vi sto per dare, a parte il grana che ho aggiunto io, è una base che mi avevano insegnato al corso professionale di cucina che ho frequentato. La uso spesso perché funziona, non contiene uova ed è soprattutto molto semplice e facile da ricordare a memoria. Se siete pigri, comperate pure quella confezionata al supermercato ma, credetemi, non ci vogliono più di 10 minuti a farla e il risultato è nettamente migliore.

Per circa 25-30 mini quiche di diametro 5 cm:

Pasta brisée base:
200 gr di farina, setacciata
100 gr burro freddo, tagliato a cubetti
50 gr di acqua fredda (meglio acqua ghiacciata in estate)
25 gr grana o parmigiano, grattugiato (facoltativo)
sale q.b.

Ripieno:
150 gr tofu al naturale, tagliato a dadini (ho usato quello di Biolab e lo trovo qui)
250 gr di ricotta
30 gr di grana o parmigiano, grattugiato
2 uova
latte q.b. (circa 50 ml)
sale e pepe q.b.
semi di sesamo bianco e nero q.b. (per decorazione)

Mescolate uniformemente la farina con il sale e il grana in un recipiente concavo o direttamente sul piano lavoro. Incorporate il burro pizzicandolo agli ingredienti secchi fino ad avere una consistenza sabbiosa. Aggiungete l'acqua e lavorate velocemente fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo. Non lavoratelo troppo altrimenti risulta poco friabile. Avvolgete l'impasto con la pellicola e lasciate a riposare in frigorifero per almeno mezz'ora. In alternativa, potete anche congelarlo e usarlo quando vi serve. In questo caso, dovete tirarlo fuori dal freezer la sera prima e decongelarlo lentamente nel frigorifero.

Durante il periodo di riposo, preparate il ripieno. Frullate tutti gli ingredienti fino ad ottenere una crema. Dipende dalla marca, il tofu potrebbe essere più o meno duro, quindi vi consiglio di versare il latte poco alla volta per ottenere la consistenza giusta. Inserite un cucchiaio nella crema, si dovrebbe creare uno strato sottile che lo vela uniformemente.

Dopo il periodo di riposo, stendete la pasta brisèe tra 2 fogli di carta da forno fino ad avere lo spessore di circa 3 mm. Con una coppa pasta o un bicchiere rovesciato, tagliatela a cerchi con un diametro di circa 2 cm più largo rispetto agli stampini. Ho usato questi stampini per tartellette. Se usate gli stampi in silicone, adagiateli sopra una placca da forno. Appoggiate i dischi di pasta brisée sugli stampini e premeteli leggermente. Bucherellate i fondi con una forchetta (per far passare meglio il calore) e riempite ciascun stampo con circa 1 cucchiaio colmo di crema. Decorate i quiche con i semi di sesamo e infornate a 170°C in un forno ventilato preriscaldato (180°C se statico), per circa 25 minuti o fino alla doratura.

Trucco:
Collocate le quiche con il ripieno liquido nella griglia più bassa del forno. In questo modo avete una cottura più omogenea e non rischiate di avere il ripieno già troppo dorato ma la parte inferiore della pasta brisée è ancora cruda.

lunedì 9 marzo 2009

Penne Rigate al Curry con Gamberoni e Sedano

Perdonatemi ma devo ammettere che se dovessi scegliere tra la pasta e i noodles, sceglierei l'ultimo. Anche se, per motivi di praticità, a casa cucino più spesso pasta e, da buon italiano, Fulvio ne soffre l'astinenza. Comunque, questa ricetta fusion all'italiana mi piace molto. Prima di assaggiarla per la prima volta, non pensavo che il curry potesse stare bene anche nella pasta e, visto che ci piacciono i gamberi, facciamo contente entrambe le parti. La versione originale non comprende il sedano, che ho aggiunto io. Secondo me, una verdura croccante ci sta bene. Quindi fate come preferite!

Per 2 persone:

160 gr di penne rigate
250 gr di gamberoni
un gambo di sedano

uno spicchio d'aglio

2 cucchiaini di polvere di curry
sale pepe q.b.
olio extra vergine di oliva q.b.


Mettete a bollire l'acqua per cuocerci la pasta. Sgusciate i gamberoni e fate un'incisione lungo il dorso per togliergli l'intestino (il filo nero). Dategli una sciacquata veloce sotto l'acqua fredda corrente e mettete a parte. Togliete la pellicina del sedano con un pelapatate e tagliatelo a tronchetti.
In una padella fate scaldare un po’ di olio extra vergine di oliva. Schiacciate l'aglio (senza sbucciarlo) con la lama di un coltello e soffriggetelo nell'olio assieme al curry. Aggiungete il sedano quando l'aglio si è dorato e sentite il suo profumo (o odore, dipende dal vostro punto di vista!). Quando il sedano cambia colore (diventa trasparente) aggiungete i gamberoni. Salate, pepate e fate saltare per distribuire meglio il condimento. Unite la pasta ancora al dente alla salsa con circa mezzo mestolo di acqua di cottura, mescolate bene e servite subito.

Nota:
Non fate cuocere troppo i gamberoni perché diventano duri e gommosi. Appena sono di un colore bianco opaco con le strisce arancione-rosso sono cotti. Nel caso la salsa sia pronta prima della pasta, in attesa, potete toglierla dal fuoco e mettetela al caldo.

martedì 3 febbraio 2009

Mango Smoothie

Quando mi sento gonfia, mi faccio questo frullato di mango e yogurt e lo bevo dopo cena, la mattina dopo sicuramente mi sento più leggera. Alla faccia di Activia! :o)
Al di là di questo preludio però, questo smoothie, servito in piccole dosi, è un pre-dessert perfetto per una cena etnica: speziata e con sapori forti. Vi pulisce il palato e lo prepara a degustare tutto lo splendore del dolce, qualunque esso sia. Voglio dire, non è bello mangiare un tortino fondente al cioccolato con il retrogusto di curry, cipolla o aglio!
Fatelo al momento, è veramente semplice e veloce da preparare. Lo potete realizzare mentre chiacchierate con i vostri ospiti!

Per 2 persone o 6-8 bicchierini d'assaggio:

1 mango maturo, sbucciato e tagliato a cubetti
il succo di 1/2 lime (usate l'altra metà del frutto per decorazioni)
1 vasetto da 125 gr di yogurt bianco intero
2 cucchiai di zucchero di canna
10 cubetti di ghiaccio

Mettete tutti gli ingredienti in un frullatore e frullate fino ad avere una consistenza cremosa e setosa. Versate nei bicchierini, decorate con le fette di lime e servite subito. Più semplice di così!


Whenever I feel bloated, I would make myself this mango and yoghurt frappe after dinner and the next morning I would certainly feel a lot lighter. Beat that, Activia! :o)
Nonetheless, if served in smaller portions, this smoothie is perfect pre-dessert drink after a spicy exotic meal with strong flavours, like Indian an Thai cuisine for example. It will help you clean your palate and prepare it to enjoy the dessert to the fullest, whatever it is. I mean, it's not actually pleasant to eat a chocolate fondant with the curry, garlic and onions aftertaste!
Prepare this drink right before you want to serve it. It's so easy and quick to make that you can even do it while chitchatting with your guests!

For 2 persons or 6-8 small glasses:

1 ripe mango, peeled and cut into small cubes
The juice of 1/2 of a lime (use the other half of the fruit for decorations)
125 ml of plain natural yoghurt
2 tablespoons of cane sugar
10 ice cubes

Put all your ingredients in a blender and pulse until it's smooth and silky. Pour in tiny glasses, decorate them with slices of lime and serve right away. It doesn't get easier than that!

giovedì 2 ottobre 2008

Banana Cake with A Crunch


Una torta da colazione ma ideale anche come merenda per i bambini o per accompagnare il tè pomeridiano. Un'ottima occasione per utilizzare quella banana troppo matura che non è più bella da vedere e ci fa perdere la voglia di mangiarla. Il momento perfetto per fare questa torta sarebbe quando i puntini marroni coprono almeno un terzo della superficie della buccia.

Mi piace in particolare questa ricetta che vi darò. Semplice, veloce e si avvicina di più a quella torta di banana di una pasticceria-panificio di casa mia (Jakarta). Quando ci andavo ero perfino disponibile ad aspettare fino alle 19.30 prima di comperarla. Così, con lo sconto prima della chiusura, prendevo non solo una torta intera ma due teglie intere! Ammetto che ogni tanto ne prendevo anche tre.

Ho tratto questa ricetta dal libro "Classic Asian Cakes and Desserts" pubblicato da Periplus Editions, Singapore. Poi, come mi accade spesso, non ho resistito a variarla e farla mia aggiungendo certi ingredienti, non proprio asiatici, che la rendono "croccante". Ho anche ridotto la quantità di grasso e zucchero per renderla più leggera.


1 banana media (circa 150gr di polpa) molto matura.

mezzo limone (usate l'altra metà per fare il tè!)

3 uova intere

100 gr + 1 cucchiaio di zucchero di canna grezzo

150 gr di farina 00

1 cucchiaio scarso di lievito per dolci

1 pizzico di bicarbonato (facoltativo)

1 cucchiaino di cannella in polvere

75 gr di burro sciolto (io lo sostituisco con olio di cereali)

2+1 cucchiai di semi di papavero

2+1 cucchiai di farina di polenta


Preriscaldare il forno ventilato a 170°C. Frullare la polpa di banana con il succo di mezzo limone. In una terrina, sbattere le uova, lo zucchero (100gr) e un pizzico di sale finché lo zucchero si è sciolto. Aggiungere la farina setacciata, il lievito, il bicarbonato e infine la cannella. Versare l'olio o il burro sciolto e amalgamare bene. Incorporare 2 cucchiai di farina di polenta e 2 cucchiai di semi di papavero al composto. Versare in uno stampo per plum cake precedentemente imburrato e infarinato. Spolverare tutta la superficie della torta con lo zucchero, i semi di papavero e la polenta rimasti. Infornare per circa 30 minuti. Sarebbe meglio posizionare la teglia in modo orizzontale al centro del forno. Dopo circa 20 minuti girare la teglia per ottenere una doratura omogenea.